Un’infrastruttura open source al servizio della Pubblica Amministrazione e della Sanità
Dal 2014 Regione Marche utilizza Proxmox VE in produzione per la gestione di un’infrastruttura di virtualizzazione articolata e distribuita, a supporto dei servizi dell’Amministrazione regionale e dell’ambito sanitario.
Un percorso iniziato già nel 2013 con le prime attività di test e sperimentazione e cresciuto progressivamente negli anni, fino a raggiungere oggi dimensioni particolarmente significative:
- oltre 60 nodi fisici;
- 5 cluster Proxmox VE;
- oltre 1.300 sistemi virtuali attivi;
- utilizzo di virtualizzazione KVM e container LXC;
- storage enterprise basato su Ceph e SAN Fibre Channel;
- sistemi dedicati di backup basati su Proxmox Backup Server;
- infrastrutture dedicate alla Disaster Recovery;
- gestione dell’High Availability per i workload critici.
Dalla virtualizzazione proprietaria a un’infrastruttura aperta
Prima dell’introduzione di Proxmox VE, l’ambiente di virtualizzazione della Regione era basato su tecnologia VMware e sistemi blade IBM e HPE.
Con la progressiva crescita dell’infrastruttura è emersa l’esigenza di individuare un modello capace di garantire maggiore sostenibilità economica, flessibilità nella gestione e controllo diretto sull’evoluzione tecnologica.
La scelta di una piattaforma open source ha consentito di ridurre la dipendenza dai tradizionali modelli di licensing proprietario e, allo stesso tempo, di sviluppare nel tempo competenze tecniche interne sempre più solide.
Secondo i dati raccolti nell’ambito del progetto, l’adozione di Proxmox VE ha consentito una riduzione dei costi di licenza stimata tra l’80% e il 90% rispetto alle alternative proprietarie, rendendo possibile destinare maggiori risorse all’evoluzione e al rinnovo dell’infrastruttura hardware.
Un’architettura distribuita e progettata per la continuità dei servizi
L’attuale infrastruttura comprende cluster distribuiti tra il data center della Regione Marche ad Ancona e i siti dedicati alla Disaster Recovery.
L’architettura combina differenti tecnologie di storage e virtualizzazione in funzione delle caratteristiche dei workload, integrando Ceph, SAN Fibre Channel, virtualizzazione KVM, container LXC e Proxmox Backup Server.
Gli ambienti virtualizzati ospitano database, sistemi Kubernetes, proxy, application server e altri servizi istituzionali, compresi workload basati su Oracle e Microsoft SQL Server.
La protezione dei dati è gestita attraverso sistemi di backup dedicati e replica tra differenti siti, mentre le funzionalità integrate di High Availability contribuiscono alla continuità operativa dei servizi.
Oltre dieci anni di evoluzione continua
Uno degli aspetti più significativi del progetto è la sua continuità nel tempo.
Dalle prime installazioni, Tecnosistemi Marche ha affiancato Regione Marche nell’implementazione e nell’evoluzione dell’infrastruttura, contribuendo alle attività di deployment, supporto tecnico e sviluppo delle competenze necessarie alla gestione della piattaforma.
Nel corso di oltre dieci anni l’ambiente è stato progressivamente ampliato e aggiornato, accompagnando l’evoluzione di Proxmox VE dalle prime versioni utilizzate fino alle release più recenti.
Il risultato è un’infrastruttura che coniuga scalabilità, continuità operativa, ottimizzazione delle risorse e maggiore autonomia tecnologica, dimostrando concretamente come le tecnologie open source possano essere adottate anche in contesti pubblici complessi e mission-critical.
Il prossimo passo: Business Continuity tra data center
L’evoluzione del progetto guarda ora verso architetture stretched cluster distribuite tra siti fisicamente separati e verso un modello di continuità operativa active-active.
L’obiettivo è evolvere dall’attuale modello di Disaster Recovery basato sulla replica asincrona verso un’architettura in grado di assicurare livelli ancora più elevati di continuità dei servizi, riducendo progressivamente RTO (Recovery Time Objective) e RPO (Recovery Point Objective).
Un ulteriore passo in un percorso iniziato oltre dieci anni fa e costruito su un principio che continua a guidare l’evoluzione dell’infrastruttura: mantenere apertura, controllo e libertà di scelta tecnologica anche nei sistemi più complessi.